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Essere di sinistra, ovvero come sfatare i luoghi comuni

Sempre più spesso di fronte alla complessità crescente della realtà quotidiana e a dinamiche che dipendono in misura sempre maggiore dal contesto globalizzato e iperconnesso in cui ci muoviamo, ci si rifugia dietro "verità" semplici e consolidate che danno la falsa sensazione di avere una risposta.

Sono, questi, "luoghi comuni" che la destra populista cavalca, consapevole che rappresentano certezze che paiono consolatorie, rifiutando la complessità della realtà, fomentando le paure del diverso e di ciò che si stenta a comprendere. Ma semplificare eccessivamente problemi complessi è un errore che possiamo compiere tutti. L'immigrazione e l'emergenza umanitaria dei rifugiati, il rapporto tra Stato e Mercato, i costi dell'istruzione pubblica sono tutti temi che, facilmente, suscitano "luoghi comuni". E nel loro superamento, a mio avviso, sta oggi una delle grandi differenze tra destra e sinistra. Essere di sinistra deve infatti significare superarli e affrontare con consapevolezza, conoscenza e ragione la realtà. Per questo con l'Istituto Gramsci Toscano abbiamo organizzato un ciclo di incontri per approfondire (e perché no, sfatare) proprio una serie di luoghi comuni su cui, troppo spesso, si basano le convinzioni ai tempi della comunicazione globale e dei social network. E lo faremo contrapponendo dialetticamente tesi e teorie con le loro conseguenze nelle scelte di governo e quindi nelle vite di tutti noi.

Il primo incontro in programma stasera (ore 16.30, Sala Pistelli di Palazzo Medici Riccardi a Firenze) lo abbiamo intitolato "Il governo dell'economia o l'economia al governo? Libero mercato e stato dopo la crisi" ed affronta la questione dei rapporti tra Governo e sistema economico. Un tema sul quale, anche in questi giorni, si assiste ad una ricerca di identità della sinistra all'interno di simboli e categorie ideologiche (anch'esse, a loro modo, "luoghi comuni") che non sempre rispondono adeguatamente alle impellenti attuali domande che la crisi, la stagnazione economica e la globalizzazione pongono.

SAul ruolo del Governo nell'economia, ad esempio, le diverse posizioni sono in conflitto già nell'individuare le cause della crisi stessa: il ruolo eccessivo della speculazione finanziaria? Un modello economico in cui l'uso del debito compensava le crescenti disuguaglianze? Oppure al contrario, bilanci pubblici fuori controllo a causa di uno stato sociale sempre più oneroso? È chiaro che diagnosi diverse portano a cure diverse. Così oggi questo dibattito, dalle radici antiche, assume una forma attualissima e drammatica: dobbiamo continuare con l'austerità, perseguendo il pareggio di bilancio, come una famiglia indebitata che deve tagliare le spese e restituire i debiti? Oppure questa analogia è solo un "luogo comune" e dobbiamo innanzitutto stimolare - e governare - l'economia. Non ci sono risposte univoche ma credo che contribuire a far crescere consapevolezza e conoscenza, creando occasioni di dialogo tra scienza e politica, ovvero tra chi elabora pensiero e chi produce azioni di governo, sia un modo per cominciare a demolire i luoghi comuni che spesso offuscano la comprensione della realtà.

Allegati:
Scarica questo file (intervento_antonio_misiani.pdf)Antonio Misiani[Intervento]662 kB
Scarica questo file (intervento_d_amico_natale_maria_alfonso.pdf)D\'Amico Natale e Maria Alfonso[Intervento]607 kB